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The Devil wears Dolce & Gabbana

Avevo pensato ad un altro argomento per questo post, volendo parlare della Vespa Light Blue che vi capiterà di vedere in giro per le città, un’iniziativa Dolce&Gabbana per distribuire cartoline promozionali della campagna del profumo Light Blue, in perfetto stile La Bella Vita, due giovani a bordo di una vespa azzurra se ne andranno in giro.

Ma ahimè qualcosa di meno leggero e piacevole mi preme. Da settimane ormai si grida allo scandalo contro la casa di moda Dolce&Gabbana (since 1985), le cose vanno peggiorando, e dopo un iniziale silenzio, i due cominciano a farsi sentire, a ribellarsi contro media, ministri vari ed eventuali.

Le boutique Dolce&Gabbana di Milano oggi resteranno chiuse ‘per indignazione’,per circa tre giorni,facendo calare l’ombra su Milano. ‘Chiuso per indignazione’ (con tanto di traduzione in inglese) è la scritta che appare in vetrina su grossi cartelli che riportano un articolo di giornale col titolo ‘Il Comune chiude le porte a D&G’.

“Non siamo più disposti – hanno spiegato i due stilisti – a subire ingiustamente le accuse della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, gli attacchi dei Pubblici Ministeri e la gogna mediatica a cui siamo sottoposti ormai da anni. Questo non solo per noi stessi, ma soprattutto per tutti coloro che lavorano con noi”. Ed è per questo che “indignati” dal trattamento del Comune hanno deciso la serrata, rivendicando quanto hanno fatto per Milano.

“Dobbiamo dire – hanno sottolineato – che negli ultimi trent’anni a questa città abbiamo anche dato tanto: prestigio e visibilità internazionale, posti di lavoro e sviluppo economico.”. E per questo hanno allegato una lista dei principali contribuenti di Milano con i redditi relativi al 2005 (cioè “prima – hanno scritto – che fossimo aggrediti dal fisco”) pubblicata dal Sole 24 Ore con le imposte pagate da Domenico Dolce (12 milioni 760.958 euro) e Stefano Gabbana (12 milioni 734.013 euro). “Nonostante la nostra passione e il senso di responsabilità ci spingano a continuare a lavorare con la dedizione e la volontà di sempre – hanno aggiunto -, dichiariamo di esserci stancati delle continue diffamazioni e ingiurie che stanno togliendo serenità al nostro lavoro e ci stanno distogliendo dal nostro vero compito di stilisti. Abbiamo la fortuna di collaborare con persone di vera e rara eccellenza, sia dal punto di vista tecnico-professionale sia dal punto di vista umano, che credono fermamente in noi e per le quali tutto questo è demotivante”.

E quindi “la chiusura dei negozi di Milano – hanno concluso – è un segnale del nostro sdegno”. Nel periodo di serrata i due stilisti hanno assicurato che i dipendenti saranno comunque pagati. “Solo presso i nostri negozi di Milano – hanno ricordato i due stilisti – sono impiegate oltre 250 persone che, nei prossimi giorni saranno comunque regolarmente retribuite, sebbene le attività resteranno chiuse”.

Risulta lecito chiedersi “Perchè questo schifo viene fatto contro i liberi professionisti e non contro i politici, che stanno davvero mandando a rotoli questo Paese? E perchè invece di ribellarsi a ciò molti italiani attaccano i liberi professionisti? Quelli che si sono creati dal nulla, da soli?”
Io miro ad una carriera da libera professionista, sono nata nel Paese della Moda, reso tale da persone come Stefano e Domenico, e da questo Paese devo scappare, perchè è troppo incasinato, perchè non c’è posto, nè esiste il modo di realizzare i propri sogni.

Sono tante le persone che stanno facendo di tutto per far sentire il proprio sostegno alla Casa Dolce&Gabbana, e a tutti quelli vicino a loro, c’è chi va a farsi foto dinnanzi il negozio chiuso con cartelli con su scritto “Milano vi ama”, o chi su Twitter scrive (io in primis, ed ho anche ricevuto risposta da Stefano! OMG) direttamente a Stefano, o i numerosi link su Facebook. Io credo a loro, in loro, a gente che ha conosciuto il sacrificio, a gente che nelle prime collezioni e sfilate usava lenzuoli da casa, o invece di modelle, delle amiche, a gente che ha dato valore a tutta l’Italia, Italia che invece di proteggere i propri tesori li mette a dura prova, forse perchè in realtà preferisce la figura “pizza e mandolino”.
Forza ragazzi, io credo nella vostra innocenza.

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