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La ragazza dei sogni…dei propri.

Se quando si è piccoli si aspetta Giugno col solo pensiero di quante fragole e ciliegie si potranno ingurgitare, crescendo la visione di questo mese in particolare diventa spinosa.

Prima gli Esami di Stato, e poi gli anni delle Sessioni Estive.

Questa condizione di vita, vista da un universitario come qualcosa di parallelo e supernaturale, offusca i pensieri, e in quei pochi momenti di libertà quasi non ce la si fa a vivere, ma si riesce a drammatizare qualsiasi cosa alla grande.

Fatto un momento di raccoglimento, oggi vi scrivo questo post di getto, fashion o meno.

Ho letto da poco un libro “Gone Girl” di Flynn Gillian, il quale mi ha fatto riflettere sui rapporti umani, un po’ in generale, ma in particolare il classico e tempestoso Uomo/Donna.

Non sto a dirvi di cosa parla il libro, vi basterà cliccare sul titolo per essere indirizzati ad una pagina dove ne troverete la sinossi.

Partiamo dal presupposto che tutto ciò a cui si da la caccia nella vita, inevitabilmente ci sfugge, e un rapporto non può esistere se non si è in due, ad ‘armi’ pari. Molte persone annientano il loro essere pur di fare una buona prima impressione, e la metà di queste persone continua la farsa per così tanto tempo da non ricoscersi più.

Tutti vogliamo piacere, anche chi sostiene il contrario, ma per ottenere tale risultato è giusto imbrogliare se stessi e l’altro?

Amy, la protagoista del libro, descrive a lungo il profilo della “Strafica“, la donna sicura di sè, indipendente, che vive alla giornata, bella, divertente, insomma un mostro irresistibile al 100%, ma nella quotidianità tale totalità non esiste, ed è bene mettersi in testa che è giusto che non esista. Basta stare dietro agli stereotipi, basta compromettersi, e basta farsi sempre troppi problemi su cosa dire o cosa fare; conta solo tenere a mente una ‘regola’, che vale sia per le donne che per gli uomini: Una donna viene percepita come uno stimolo intellettuale nella misura in cui l’uomo non sente di avere il cento per cento del controllo su di lei (e viceversa appunto).

Insomma, se lasciate che il vostro ritmo sia interrotto, creerete un vuoto. Quindi, per rimpiazzare quello a cui avete rinunciato, comincerete ad avere aspettative maggiori sul vostro partner e ad averne sempre più bisogno.

E se, per un motivo o per un altro, questo attaccamento s’incrinasse, a voi cosa resterebbe? Rancore, rabbia e delusione.

Bisogna trovare il giusto equilibrio in sè per poter poi creare un equilibrio con un’altra persona, uno spazio da condividere, non uno spazio totale.

Cosa ne pensate?

 

 

 

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