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Dolce & Gabbana: Tropico Italiano

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Vorrei fare una piccola premessa per chi, con un pizzico di beata ignoranza, ad ogni sfilata se ne esce con la frase “Ma io queste cose non le indosserei mai”.
Okay, ora vi spiego, il più delle volte in una sfilata non viene mostrato il solito vestito ben confezionato, perché da un fashion show deve uscire molto di più. Devono venir fuori quelle che saranno le fantasie della collezione, i punti focali che risulteranno riconoscibili fra tanti e fra anni.

 

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Quindi cosa dobbiamo desumere da questa collezione? Dolce & Gabbana ci forniscono i simboli dell’italianità, troviamo la solita aria sensuale ed estremamente femminile che ha sempre contraddistinto la Casa di Moda, con uno spirito più brioso e giocoso, ecco allora che compaiono gelati, pasta, etichette di salsa di pomodoro su abiti in yuta, pizza, fiori e tanto pizzo.

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Il colore regna sovrano, ogni capo è diverso dall’altro, seppur la linea guida è ben definita. Ritengo questa collezione il connubio perfetto tra il mettersi in gioco, osare, e la solita eleganza, disinvoltura e accuratezza per i dettagli. Questa è la donna del nuovo millennio, la donna che io voglio vedere nelle opere Dolce & Gabbana, sicura di se, sexy, divertente ma composta.

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“Il Tropico italiano non esiste, ma se lo si dovesse ipotizzare – raccontano i due stilisti – andrebbe da Napoli alla Sicilia”. Proprio a Napoli, Dolce e Gabbana hanno fatto sfilare la loro alta moda e lì hanno scoperto gruppi di ragazzi che ballano la tarantella nei vicoli, coinvolgendo turisti e passanti. Se ne sono innamorati e li hanno chiamati ad aprire e chiudere la loro sfilata, con cui ancora una volta hanno raccontato la loro storia, quella di “uno stile fatto di emozioni”. “Quello che vogliono le nostre clienti, che arrivano persino da Los Angeles per la nostra sfilata, è un’esperienza, un ricordo, un’atmosfera, qualcosa di molto personale” dicono i due, che le hanno accontentate con una collezione “piena di spunti del nostro Sud e di simboli del quotidiano: il cibo, la religione, i colori, i fiori, la pizza e il mandolino, la famiglia e i gelati”.
Questa è l’Italia nell’immaginario comune, e possiamo lamentarcene, criticarlo, senza però far mai nulla per cambiarlo, oppure possiamo giocarci su.

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Questo stile di vita puro e genuino, questo senso della famiglia che da noi ci sono ancora, questi colori, questa verve non sono scontati a livello internazionale.
Questa è una collezione dove non importa la tendenza, il corto o il lungo, lo stretto o il voluminoso, ma il sogno: portarsi a casa un pezzo d’Italia con un abito di seta con gli spaghetti, una gonna con i mandolini, una T-shirt con i santi e la Madonna, un cerchietto con la frutta e un sandalo con il tacco che si accende come una luminaria. Regalarsi un assaggio d’estate con l’abito a rete con i pesci e le stelle marine e gli orecchini a forma d’aragosta, il tubino stile sacco di yuta con la pizza e la gonna con i coni gelato, il ‘cocktail dress’ con i bicchieri da cocktail e il pigiama con i maccheroni. Un simbolo inconfondibile.

 

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E poi i grandi classici del marchio rivisitati: l’abito bustier portato con le ciabatte da hotel ricamate, il tailleur di pizzo ma con le sneakers e la T-shirt ironica che gioca con le imitazioni del marchio che lo stesso Gabbana ha postato più volte sul suo profilo Instagram ridendo e facendo ridere tutti i suoi followers con i falsi più divertenti come D&G che diventa Docce e Gabinetti. La donna è potente, e fa quello che le pare, veste come le pare, ma sempre per valorizzarsi e mai sminuirsi, e solo perché le piace, non per tendenza.
Un “modo di lavorare ironico e naif che – spiegano gli stilisti – è quello che c’è oggi: chi vuole più tutto a tinta unita?”.

 

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