Non è colpa tua.

Siamo nel 2017, all’apice delle’evoluzione tecnologica ma non umana.
Ciò che dovrebbe essere ritenuto vergognoso ormai è all’ordine del giorno, quasi giustificato dall’opinione pubblica, la stessa che fa da giuria, giudice e carnefice.

Sto parlando della violenza sulle donne. Esiste la violenza psicologica, mirata a far sentire la donna il sesso debole, un gradino indietro all’uomo, senza il quale lei non sarebbe nulla; esistono le molestie, fisiche e verbali, quelle che ti fanno venire i brividi quando cammini per strada da sola; vi è la violenza tra donne stesse, le quali invece di supportarsi ciecamente cercano una colpa nella vittima; infine, la violenza sessuale, il più brutale furto di dignità che esista.

Sulla scia dei recenti fatti di cronaca, tante e diverse sono state le reazioni dell’opinione pubblica. Prendendo Twitter come esempio, tanti sono stati gli hastag di solidarietà e protesta, ma, tante, troppe voci fuori dal coro hanno mostrato come per molti la vittima non è definibile totalmente come tale, e questo sunto, a mio avviso, è vergognoso.

Un decennio fa, l’attivista Tarana Burke fondò il movimento “Me Too” per farsi portavoce delle donne, sopratutto quelle di colore, vittime di violenze. A dargli nuova luce, seppur con preoccupazione da parte della Burke, è stato un tweet dell’attrice Alyssa Milano che ha convinto milioni di sopravvissute alla violenza sessuale a postare un “me too”, nella speranza che: “Se tutte le donne che sono state molestate o aggredite sessualmente scrivessero Anch’io nel loro status, potremmo dare un’idea della gravità del problema”.
Ma solo questo, a cosa serve? Chiedere solo a chi è sopravvissuto di dipingere un quadro complesso e sfumato della violenza sessuale che vada a suscitare il sostegno di altri, a cosa può portare? Se a questi racconti seguono ancora dubbi, sospetti, come se raccontare di aver subito un’infamia del genere non fosse già difficile. Invece di continuare a far gravare la responsabilità del cambiamento sulla vittima della violenza sessuale, perché non andiamo a chiederlo a coloro che se ne sono resi colpevoli: “E tu, che hai fatto?”. Ad ogni colpevole o presunto tale: Hai mai molestato sessualmente qualcuno? Hai mai toccato qualcuno senza il loro consenso? Sei mai risultato fin troppo aggressivo nell’avvicinarti a qualcuno? Hai mai creato situazioni problematiche? Hai mai trattato qualcuno come un oggetto facendo commenti sull’aspetto?

Trovo impensabile che si possa discutere della veridicità di chi si fa forza e confessa la violenza subìta, è impensabile quanto non vi rendiate conto che fare commenti come “Era da sola di notte”, “Aveva la minigonna”, “Aveva un fare provocante”, “Poteva dire di no”, siano, indirettamente, una legittimazione del colpevole e della violenza. Troppo presi dal voler capire perchè la vittima sia stata molestata, cosa indossava, cosa faceva, come se la vera vergogna fosse ‘essersi resa molestabile’ e non fosse tutta e solo del molestatore. Per cui arrivano i tuttologi a dirci come vivere, come vestirci e comportarci, ma nessuno che vada a dire in giro: Trattieni i tuoi impulsi. Non molestare. Non fare del male. 
Anzi, risulta utopistico un ragionamento del genere. Perciò, tu donna, devi essere abusata anche dalla società che ti limita e ti soffoca, e se ti ribelli e poi succede qualcosa di brutto, tutto quello che avrai sarà: Te la sei cercata. La domanda da farsi in questi casi non è perchè la molestata non abbia parlato prima, come mai abbia subìto questa cosa, l’unica cosa da chiedersi è perchè questa persona si sia sentita in diritto di farlo? Cosa c’è che non va in lui e non nella vittima.

Ho 25 anni e sono disillusa da questo mondo in cui devi giustificarti per il male patito, in cui si parla tanto di cosa sia giusto e cosa sbagliato ma non si fa niente nel pratico.
Viviamo in una realtà dove è sbagliato se la mia gonna è troppo corta, ed è sbagliato ma va bene se a questa mia gonna troppo corta qualcuno si senta in diritto di infilarci la mano sotto.
Vado contro questi stereotipi da sempre, ne ho pagato le conseguenze, ma non intendo abbassare ne la gonna ne tanto meno la testa, non sono io a far qualcosa di sbagliato, ma il carnefice e chi lo giustifica.

Non vi fate frenare, non vi fate spaventare, vivete, denunciate, attaccate. Ci sarà sempre chi dubiterà della vostra parola, finchè questo scempio non accadrà ad un loro figlio o ad una loro figlia.
Non  avete colpa se qualcuno limita ed oltraggia la vostra libertà e il vostro essere. Non avete colpa mai.

 

 

 

6 thoughts on “Non è colpa tua.”

  1. Ragionamento così semplice e chiaro che andrebbe appeso in ogni parete di scuole o università. Brava, non bisogna mai abbassare la testa, mai smettere di lottare. Complimenti davvero

  2. Giustamente ci sta sempre nel ragionamento il commento su te stessa e su quanto sei bella e desiderata… Bello e di gusto l’articolo ma meglio se fosse stato completamente neutrale vista la tematica

    1. Ti ringrazio per aver letto il mio post e per avermi dato il tuo parere. Sul rimanere neutrale mi viene un po’ difficile in quanto la tematica mi ha toccato e segnato più volte e in modi diversi. Quindi ho detto la mia con cognizione di causa e da donna nessuna dovrebbe evitare di dire la sua.

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